sabato 4 luglio 2009
"In casa mia invito chi voglio e parlo di quello che voglio"
Completamente d'accordo con queste conclusioni ..
Il giudice Mazzella ritornerà ad essere un uomo libero quando si dimetterà dall’incarico: nel
frattempo resta un uomo libero che ricopre però una carica costituzionale e, come tale, è
astretto da regole precise. Quelle regole che consentono a noi, che non ricopriamo cariche
ma siamo semplici cittadini, di essere a nostra volta uomini liberi in uno Stato di diritto, e di
essere garantiti dalla tracotanza di chi esercita, in un modo o nell’altro, il potere. Potere
che è legittimo se e soltanto se si mantiene dentro quelle regole.
Ma leggete l'intero articolo ...
http://www.forumcostituzionale.it/site/images/stories/pdf/documenti_forum/temi_attualita/corte_costituzionale/0003_bin.pdf
martedì 23 giugno 2009
Non stento a credere che sia vero ...
mercoledì 17 giugno 2009
Al peggio non c'è limite ...
Pensavo di essere ormai preparata a tutto ... invece ... Sono riuscita ancora a restare senza parole
Littoria Brambilla ha prestato giuramento alla Repubblica e alla Costituzione come ministro. Per coerenza, durante la festa dei Carabinieri a Lecco, dopo l'Inno di Mameli, ha fatto il saluto romano. Si è fatta prendere dall'entusiasmo. I Carabinieri, benemeriti per aver arrestato a suo tempo Mussolini su ordine del Re, non l'hanno imprigionata per vilipendio alla Repubblica aggravato dalla carica istituzionale.
Littoria ogni mattina si guarda allo specchio e si chiede: "Chi è la ministra più bella del Reame?". Lo specchio non risponde, ma lei sa in cuor suo di essere solo la seconda classificata dopo la Carfagna e prima della Gelmini. Peccato, c'è sempre una ministra più ministra di te. Questione di calendari. Peccato per la fondatrice delle migliaia e migliaia di Circoli della Libertà provvisoria. Per una che ha dato tutta sé stessa come modella di collant e di autrice e protagonista della trasmissione sadomaso: "I misteri della notte". Peccato che sia finita così, solo ministro del Turismo. Un posto occupato persino da "Plis, plis vizit aur cauntri" Rutelli.
Littoria Brambilla è una speranza, un auspicio, un segnale di ottimismo. Infatti, se lei è diventata ministro, chiunque può farcela. E' come il sogno americano dove tutto è possibile. E' lo "Psiconano Italian Dream".
Il Turismo è una delle principali industrie del Paese. Littoria ha detto in diretta televisiva: "Sono molto ansiosa di mostrare l'immagine nuova dell'Italia alla quale il presidente Berlusconi lavora da giorni".
Ha quindi estratto da una cartelletta un disegno con scritto: "Magic Italy". In pratica una televendita di pentolame ideata da un venditore di spazzole.Littoria vuol riesumare il portale Italia.it, l'immonda creatura informatica di Lucio Stanca che ci costò 45 milioni di euro. Il sito aperto e poi subito chiuso dopo aver visto quello che c'era dentro. In seguito il capo magazziniere della IBM è stato promosso alla guida dell'EXPO 2015 di Milano.
Il logo è ancora tutto da definire, l'obiettivo minimo è quello di superare il cetriolone rutelliano. Littoria anticipa: "Pur essendo ancora in corso di definizione, possiamo però anticipare che i colori utilizzati saranno il bianco, il nero, il rosso e il verde". I tre colori della bandiera italiana insieme al colore del fascismo.Eia, eia, Brambillà!
mercoledì 10 giugno 2009
Europa, istruzioni per l’uso (interno)
Ora d'arial'Unità, 8 giugno 2009
Non è vero che la campagna elettorale sia stata brutta, o inutile. S’è parlato poco di Europa. Ma in compenso s’è parlato molto di Berlusconi e della sua indegnità a rappresentare l’Italia. Si è toccato con mano ancora una volta il suo disprezzo per le regole. Si è constatata la geometrica potenza del suo conflitto d’interessi, che gli ha consentito di scorrazzare per tutte le tv, senza una domanda, come se fossero casa sua (e in effetti, come gli ha ricordato la direttora di Rai Parlamento, Giuliana Del Bufalo, lo sono). Ora che il plotone di europarlamentari appena eletti sta per partire alla volta di Bruxelles e Strasburgo, ci permettiamo un auspicio per quelli dei partiti di opposizione: andate al Parlamento europeo e occupatevi soprattutto di lui, di Silvio Berlusconi. Denunciate le vergogne che quotidianamente perpetra in Italia, tenete alta l’attenzione delle istituzioni comunitarie sull’incredibile “caso Italia”, sollecitatele a prendere posizione e a occuparsi di noi senza tregua. Chiedete l’apertura di procedure di infrazione per lo scandalo del monopolio televisivo berlusconiano, che viola tutte le regole europee sulla libera concorrenza (vedi sentenza della Corte di Lussemburgo sullo scandalo Rete4-Europa7).
Chi vi ha eletti l’ha fatto per questo, non per altro. Il clima internazionale è favorevole: la stampa estera ci tiene gli occhi addosso e ha cominciato a fare al nostro satrapo le domande che la stampa italiana, salvo rarissime eccezioni, non può o non vuole fare. L’indulgenza diplomatica che ha circondato il sultano italiota in questi anni s’è improvvisamente interrotta, col venir meno delle sue tradizionali sponde. La coppia Bush-Blair è un lontano ricordo. L’avvento di Obama ha fatto la differenza: il nostro è l’unico premier occidentale che non è stato ancora ricevuto dal nuovo presidente Usa, il famoso “abbronzato” (anche dell’invito alla Casa Bianca per metà giugno, millantato in campagna elettorale, non s’è più saputo nulla).
Al ducetto restano l’amico Putin e l’amico Gheddafi (che tra breve pianterà la sua tenda in un parco di Roma): due sinceri democratici. L’isolamento internazionale del pover’ometto non è mai stato così ampio e l’atteggiamento delle tv e dei giornali di tutto il mondo libero, da quelli di sinistra a quelli di destra, ne è un riflesso. Non è il “complotto” mondiale di cui vaneggia lui, ma è certo il sintomo di una crescente insofferenza per un personaggio imbarazzante agli occhi degli altri leader (e non solo per il ceco Topolanek, fotografato nudo a casa Berlusconi in circostanze ancora tutte da chiarire). Sarebbe ben triste se la stampa e le diplomazie internazionali scavalcassero in intransigenza le opposizioni italiane, se l’antiberlusconismo sfoderato dal Pd in campagna elettorale si tramutasse, chiuse le urne, nell’eterno ritorno al dialogo, cioè all’inciucio. Gli elettori, quelli rimasti, non lo dimenticherebbero.
sabato 9 maggio 2009
9 maggio 1978 ...
da http://www.paginaitaliana.de/moro.html ...Il 16 marzo 1978, il presidente dell'allora Democrazia Cristiana italiana, On. Aldo Moro, venne sequestrato a Roma a Monte Mario in via Fani dalle Brigate Rosse e gli uomini della sua scorta vennero assassinati. Viene rapito mentre si stava recando in Parlamento per partecipare al dibattito sulla fiducia del nuovo governo Andreotti costituito con l'appoggio e l'ingresso del PCI nella maggioranza programmatica e parlamentare, da Moro ampiamente favorito. Per tutta la durata di quel sequestro (55 giorni) i media e l'opinione pubblica italiana, europea e mondiale seguirono col fiato sospeso quel tragico fatto. Con vari ultimatum, pena la vita dello statista, le BR chiedono un riconoscimento politico del loro movimento e la liberazione dei brigatisti sotto processo a Torino. PCI-DC sono per la "fermezza", "rifiutare ogni compromesso", il PSI è invece per la trattativa. Passano 53 giorni di lacerazioni politiche, Vennero mobilitati politici di ogni Paese, lo stesso Papa Paolo VI, addirittura Cosa Nostra: invano. Il 9 maggio, dopo 55 giorni di prigionia, lo statista venne ucciso dalle Br. Il suo corpo sarà trovato nel bagagliaio di una Renault R 4 rossa, posta emblematicamente a metà strada tra Piazza del Gesù e via delle Botteghe Oscure. Ai funerali sono presenti tutti i partiti, ma è assente la famiglia, che polemizza (e polimezzerà sempre) "la fermezza"; di aver escluso degli spiragli per trattare la vita del loro congiunto e di avere abbandonato al suo destino e con cinismo, lo statista.
sabato 18 aprile 2009
Chi può sapere com'è andata veramente?
da http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_18/schiavi_remigio_radolli_acdf757a-2beb-11de-b2aa-00144f02aabc.shtml
Articolo "leggermente" di parte ... chi può sapere com'è andata? Ok, non criminalizziamo quest'uomo ... che probabilmente avrà agito per legittima difesa ... d'altronde, vige ancora il principio di presunzione di non colpevolezza, no? Sia per lui che per il presunto rapinatore, però ... Non criminalizziamolo, ma non ergiamolo neppure a Santo ... per onor di giustizia ...Milano, picchiato da un rapinatore. Un collegio di avvocati lo difenderà gratis
«Io, un buono costretto a sparare
Non avevo mai avuto paura»
L’orefice difeso da tutto il paese: sono sollevato ora che il bandito sta meglio
MILANO—L’orefice Remigio Radolli è una roccia con la faccia tumefatta, un gigante che non riesce a essere cattivo neanche con il cranio fracassato e la frattura del setto nasale: si alza in piedi nella stanzetta al nono piano dell’ospedale di Monza e la sua voce che rimbomba lascia capire di che pasta è fatto: «Sono sollevato se mi dite che anche lui sta meglio». Lui è il bandito albanese che giovedì è entrato nel suo negozio a Cinisello Balsamo e non ha neanche detto «questa è una rapina »: gli si è buttato addosso mentre prendeva un orologio e l’ha colpito con il calcio di una pistola, e poi pugni e calci mentre i due complici stavano sulla porta vestiti da spazzini. Radolli aveva una calibro 22 nel cassetto che forse era convinto di non dovere mai usare, è riuscito a prenderla e ha sparato, quattro, cinque, sette colpi. L’ha ferito gravemente. 
L'orefice con il volto tumefatto dopo la rapina e la sparatoria
«E adesso è qui con gli occhialoni scuri che coprono i lividi sugli occhi, con il figlio, gli amici, i telefonini che gli portano la solidarietà del paese e con gli infermieri che dicono «con questi disperati in giro è sempre peggio». Non c’è la tv in camera e non ci sono giornali sul letto, Radolli non ci tiene a vedere la sua foto con la camicia insanguinata. Scherza coi medici che gli hanno cucito la testa: «Scusatemi, vi sto creando un po’ di casino... ». Ma sente il peso di una vicenda che poteva finire molto peggio, e si commuove quando parla di un collega che conosceva e ci ha rimesso la vita, otto anni fa, a Milano in via Padova: si chiamava Bartocci.
Nelle facce non c’è scritto il destino, ma quella di Remigio Radolli è quella di un uomo tranquillo che non si porta addosso l’immagine del giustiziere: lavoro, lavoro, lavoro, dicono in paese e lui conferma con un sorriso. Profugo dalla Croazia negli anni Sessanta, cresciuto nelle «coree » di Cinisello, quartieri di immigrati e sfollati, una casa povera, la passione per gli orologi, le mani abilissime nelle riparazioni, «era un mago », conferma l’assessore al Commercio Giuliano Viapiana, «un uomo di una bontà esagerata, con un carattere forte, schietto, ma sempre pronto ad aiutare qualcuno». A Cinisello sono tutti con lui, dicono che ha sparato perché si è sentito minacciato come persona, ma anche nella sua attività. Si interessava della sicurezza, anche: aveva organizzato l’associazione dei commercianti di via Garibaldi, dove c’è il suo negozio.
«Mai avuto paura», racconta, mai pensato a un’aggressione del genere. Uno pensa che quel che accade di tragico sia sempre altrove, e invece, un giorno qualunque, può succedere anche a lui. «Siamo in un mondo balordo, che non si capisce più», dice. E stringe la mano al cronista con forza, con lo stesso vigore con cui afferra quella del ministro della Difesa Ignazio La Russa, che è venuto a trovarlo, con il sottosegretario Micaela Brambilla, per una «solidarietà pubblica e privata ». Ieri c’era stata la Lega. «Io ho la fortuna di conoscere questo signore — spiega La Russa — è un uomo che ha coraggio: la sua faccia insanguinata è il volto di un italiano che non ha accettato di arrendersi alla violenza. Ha il diritto di avere lo Stato al suo fianco».
Il Ministro parla di un collegio di difensori pronti ad aiutarlo, gratuitamente. L’orefice Radolli ringrazia: dice che ci penserà lui. La Russa annuisce. Si conoscono: la nipote del ministro fa nuoto agonistico nella stessa squadra del figlio dell’orefice. Sono le 17: è l’ora delle visite. Nella stanza di Radolli si affacciano gli amici di famiglia. Ancora strette di mano, pacche sulle spalle. «E’ andata», fa lui. Sta in piedi, nonostante lo choc e i traumi. «Ha dovuto far coraggio anche alla moglie, era lei la più spaventata», racconta una caposala. Si presenta Alberto Bozzetti, il primario maxillofacciale che deve rimettergli a posto naso e mandibola: «L’altro giorno non gli hanno fatto una carezza, hanno picchiato duro. Ma si riprenderà presto: ha una grande carica umana». E’ un via vai: «Il mio amico Remigio è duro come la roccia e buono come il pane», racconta un vicino di casa, arrivato a Cinisello dal Friuli negli stessi anni di Radolli. L’orefice non è solo, il paese è con lui. In questa storia non ci sono sceriffi o giustizieri, c’è gente normale che la sera desidera tornare a casa dopo aver messo al sicuro l’incasso della giornata, che tiene nel cassetto la pistola dell’estremo pericolo. E ci sono dei balordi, dei disperati senza testa, dei violenti che danno alla vita il valore di uno sputo. «Scriva qualcosa di bello», mi saluta Radolli. Ma come si fa? Qui è sempre peggio.
giovedì 2 aprile 2009
News dalla Corte Costituzionale sulla Legge 40/2004 ... poco, ma meglio di niente ...
1 aprile 2009
La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 14, comma 2, della legge 19 febbraio 2004, n. 40, limitatamente alle parole “ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre”.
La Corte ha altresì dichiarato l’illegittimità costituzionale del comma 3 del medesimo articolo nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, come previsto in tale norma, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna.
La Corte ha dichiarato inammissibili, per difetto di rilevanza nei giudizi principali, le questioni di legittimità costituzionale degli articoli 6, comma 3, e 14, commi 1 e 4.
venerdì 6 marzo 2009
Direttamente da "NonNotizie, la tua fonte di disinformazione" ...
NonNotizie:Nasce lo sciopero virtuale
26 febbraio 2009
Roma - Dopo la Realtà virtuale, il Cinema dinamico e il sesso via internet, nasce ufficialmente lo sciopero virtuale. Da un'idea dell'illustre Karl Marx, condivisa successivamente persino dall'economista britannico John Maynard Keynes, lo sciopero virtuale è stato perfezionato dal poliedrico Maurizio Sacconi proprio in questi giorni ed è pronto a cambiare per sempre la vita dapprima degli impiegati nel settore trasporti, successivamente di tutti gli italiani.
"Un giorno stavo aspettando il pullman per andare a sincerarmi delle condizioni di Eluana in ospedale" racconta commosso lo stesso Sacconi "quando, dopo due giorni di attesa, sono stato informato che era in corso uno sciopero. Così per colpa di questa brutta abitudine nostrana, non sono potuto andare a scambiare quattro chiacchiere con l'arzilla giovinetta. Ed è stato proprio in quel frangente che ho ricordato la lezione dei padri dell'economia mondiale!"
Ma come funziona lo sciopero virtuale? Quale simpatico accorgimento potrà mai coniugare il diritto allo sciopero con il diritto alla schiavitù? Ebbene, il funzionamento è molto semplice e può essere riassunto in due parole: lavorare gratis. Proprio così amici! Basta occupare illecitamente le piazze per qualche soldo in più in busta paga! Basta organizzare cortei, assentarsi all'improvviso dal posto di lavoro e minacciare la libertà di spostamento di ogni cittadino sul suolo italiano!
Da oggi, ogni autista di pullman sottopagato potrà aderire allo sciopero standosene comodamente seduto al suo posto di lavoro per le canoniche 8-10 ore lavorative, ottenendo inoltre di non ricevere la paga giornaliera proprio come in un vero sciopero! Perchè sbattersi fino in centro città o sotto la sede del governo per manifestare, quando è possibile fare tutto questo in remoto? Con l'installazione di una webcam (che non lederà assolutamente il diritto alla privacy) il lavoratore potrà cantare e inneggiare nel classico stile comunista, direttamente dal sedile di guida!
Naturalmente, non si sono fatte attendere le reazioni sul fronte politico: Dario Franceschini, leader virtuale della sinistra virtuale, ha espresso al Tg1 il proprio plauso all'iniziativa, dichiarando: "Noi siamo avanti, è da mesi che facciamo l'opposizione virtuale".
"È indubbiamente un passo avanti nel confronto tra politica e lavoratori." hanno dichiarato all'unisono i portavoce di UIL, CGIL, CISL, COBAS, KINDER, e tutti gli altri sindacati legati ai trasporti pubblici, per nulla preoccupati da questo nuovo provvedimento definito da alcune malelingue liberticida e in aperto contrasto col diritto allo sciopero. Inoltre alcuni ex membri delle Brigate Rosse avrebbero dichiarato che se durante gli anni '70 ci fosse stato un simile trattamento per i lavoratori, non ci sarebbe stato alcun spargimento di sangue, confermando implicitamente di essere totalmente a favore della politica del governo Berlusconi.